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    Emersione e composizione della crisi: la continuità aziendale

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L’OCI ospita le opinioni, i brevi saggi ed i contributi di ricerca che i giuristi e gli economisti, osservatori dell’insolvenza, immettono nel dibattito scientifico e culturale promosso dall’associazione.

L’invio dei papers può essere fatto al webmaster all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. corredando il documento di un titolo, un breve indice-sommario ed un occhiello rappresentativo della parte essenziale della comunicazione in oggetto.

La Redazione dell’OCI  si riserva la facoltà di modificare uno o più di tali elementi in relazione alle proprie esigenze scientifiche e non assume con l’invio alcun obbligo di pubblicazione sul sito.

Le opinioni espresse nei papers, in ogni caso, sono nella esclusiva responsabilità dell’autore, non impegnando in alcun modo l’OCI stesso, che mantiene anche la facoltà di far cessare ogni pubblicazione editata, a proprio insindacabile giudizio.

L’invio del paper implica accettazione di tali regole.

Parte di un più ampio contributo, in corso di elaborazione a seguito dei convegni OCI 2016 di Lecce e Siena, le prime conclusioni dell’analisi economico-aziendalistica confermano la drammatica tardività della emersione della crisi d’impresa. Anche l’approccio  al più volte riformato concordato preventivo assimila situazioni che non distinguono le imprese del tutto insolventi e poi fallite da quelle che tentano la ristrutturazione del passivo sulla base di un loro progetto. Ma altri fattori interessanti segnalano una direzione di efficacia, tra cui la nomina dei commissari giudiziali, nonostante il complessivo costo della intermediazione  professionale.

Una procedura delle grandi imprese in stato d'insolvenza, definite secondo parametri oggettivi e che abbiano rilevanza strategica per l'economia nazionale, per conservare gli apparati produttivi e ristrutturare il passivo, in una coabitazione innovativa tra autorità giurisdizionale e MISE.

Una riforma organica delle procedure concorsuali deve superare la frammentarietà dell’attuale ordinamento italiano ed incidere sul principale fattore di insuccesso delle soluzioni alternative, dunque premiando la riorganizzazione precoce della crisi e avvicinando ogni altra vicenda liquidatoria alle esigenze dei creditori.

Fra le novità apportate dalla miniriforma ex d.l. 27 giugno 2015, n. 83, convertito in 6 agosto 2015, n. 132, particolare rilievo ha l’introduzione, con il nuovo art. 182-septies l.fall., delle figure degli accordi di ristrutturazione con intermediari finanziari e delle convenzioni di moratoria. Il paper ne analizza la disciplina, con speciale attenzione all’intreccio fra profili negoziali e concorsuali ed alla collocazione degli istituti indagati nel sistema degli strumenti offerti dal legislatore alla soluzione della crisi di impresa.

Il fenomeno delle società in mano pubblica o, più semplicemente, delle società pubbliche, cioè delle società il cui capitale è posseduto in tutto o in parte da enti pubblici, ha assunto nel nostro ordinamento dimensioni rilevanti e interessa anche il diritto concorsuale. Tra esse di particolare importanza sono le società in house, oggi regolamentate dall’art. 5 del codice dei contratti pubblici (d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50). In un'ottica di progressiva esternalizzazione di interi segmenti di attività amministrativa, i connotati pubblicistici dell’organizzazione imprenditoriale e l’interesse sotteso all’esercizio dei compiti della P.A. rappresentano un punto di frizione nella potenziale gestione concorsuale dell’impresa. La continuazione costituisce, a sua volta, un potenziale punto di convergenza.

La consapevolezza del carattere eccezionale della disciplina sulle moratorie in favore delle vittime di fatti di usura o di estorsione lenisce solo in parte il disorientamento che investe l’interprete dinanzi ad un tessuto normativo “ibrido” quanto ambizioso. Attraverso l’alterazione delle ordinarie relazioni civili e dell’immediata attuazione del disposto dell'art. 2740 c.c., l’articolo 20 della l. n. 44 del 1999 si propone di gestire un complicato equilibrio tra «protezione di ogni situazione debitoria, d'impresa o meno, incisa anche indirettamente dai reati» di usura o di estorsione (e collegati) e «quanto più possibile selettiva limitazione del diritto di difesa e del diritto di credito». Un obiettivo di non agevole conseguimento, in un contesto economico generale nel quale la salute del creditore è primariamente assicurata dalla speditezza con cui si rende effettivo il suo diritto al tempestivo e corretto adempimento del debitore. In un quadro che conduce ad approdi spesso diversificati, l’Autore rivisita in termini organici l’assetto normativo delle misure di sostegno previste per le vittime dei delitti di usura e di estorsione, conservando costante l’attenzione all’elaborazione giurisprudenziale che, accompagnando le riforme, ne ha spesso anticipato le direttrici di sviluppo.

Il sistema antiriciclaggio si muove tra la cronica insufficienza della repressione penale e un bulimico sistema di misure di prevenzione che, a fronte di un fenomeno che ha raggiunto dimensioni di carattere internazionale, necessita, per essere veramente efficace, del coinvolgimento attivo e attento di tutti i soggetti interessati. In questo quadro si inseriscono la depenalizzazione introdotta dal d.lgs. n. 8 del 2016 e l’imminente revisione del sistema sanzionatorio conseguente al recepimento della Quarta direttiva europea antiriciclaggio.

Curriculum di Antonio Pezzano (avvocato del foro di Firenze) & Massimiliano Ratti (avvocato del foro di La Spezia)

Il d.lgs. n. 50 del 2016 interviene organicamente nella materia dei contratti pubblici, scontando, tuttavia, un permanente difetto di connessione sistematica allorché viene contagiato dalle “patologie” concorsuali.

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