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Il tema dell’allerta è fra i più qualificanti e insieme controversi dell’attuale processo di riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza, rispecchiandone in modo eloquente le istanze profonde di rinnovamento, insieme alle perduranti incertezze e alle contraddizioni.

Lo testimonia l’altalenare dei testi che si sono succeduti – come si vedrà in queste pagine – dai lavori della Commissione ministeriale presieduta da Renato Rordorf alla legge delega 19 ottobre 2017 n. 155, fino agli schemi di decreti legislativi delegati del 22.12.2017, poi aggiornati a fine febbraio 2018, con impostazioni anche sensibilmente differenti; ferma soltanto la convinzione che al tema dell’allerta rispetto alla crisi di impresa, recependo le indicazioni di un dibattito già formatosi in precedenti stagioni di riforma, si debba finalmente porre mano (come già fatto in Francia, e più recentemente in Belgio, anche) in Italia, per di più in modo compiuto e articolato.

I temi principali della riforma, ognuno di per sé problematico e bisognoso di approfondimento, possono così essere individuati:

1) gli indizi o indicatori della crisi, al cui ricorrere debba scattare l’allarme attivando l’adozione delle iniziative del caso;

2) gli strumenti di rilevazione – ad esempio, attraverso appositi moduli organizzativi dell’impresa e obblighi di ricognizione e denuncia in capo a organi di controllo interno, ovvero anche oneri in capo a creditori qualificati – dei predetti indizi; e per questa via di esplicitazione dell’allarme mediante formulazione e trasmissione di veri e propri segnali di allerta a chi possa o debba trarne le debite conseguenze, in punto di attivazione di idonee iniziative;

3) i meccanismi o procedure attraverso cui tradurre (per via di congegni di mero incentivo o invece di innesco più o meno forzoso, nel che è un nodo nevralgico della materia) tale rilevazione in iniziative dirette a fronteggiare la crisi, da parte del debitore e/o degli altri portatori degli interessi coinvolti e/o legittimati alla loro tutela, una volta resi destinatari e perciò edotti dei segnali anzidetti (è ciò che nella legge n. 155/2017 e nei successivi elaborati della riforma in itinere viene denominata “procedura di allerta”);

4) le misure in cui tali iniziative possano o debbano consistere, con riferimento alle procedure di regolazione della crisi già note, se del caso opportunamente migliorate in sede di riforma, oppure con l’introduzione di ulteriori procedure di nuovo conio (ciò che la legge n. 155/2017 e le bozze dei suoi decreti legislativi di attuazione chiamano “procedimento di composizione assistita della crisi”).

A ciascuno dei suelencati temi dell’allerta il processo di riforma in corso intende offrire risposta, con soluzioni che in queste pagine ci si prefigge di mettere sinteticamente a fuoco e, al tempo stesso, problematizzare. E ciò anche al fine di contribuire all’attivazione di un dibattito critico che appare fin qui non sviluppato a sufficienza, al netto di presentazioni per lo più descrittive e di acritiche adesioni all’istanza cardine dell’allerta: quella della rilevazione tempestiva della crisi e della sua tempestiva regolazione.

A tal fine, si assumerà a base il testo della legge di delega al governo del 19 ottobre 2017, n. 155, con particolare riferimento al suo articolo 4; richiamando di volta in volta i pertinenti profili del testo fin qui reso disponibile degli schemi di decreti legislativi delegati, con i limiti (e rischi) connessi alla loro provvisorietà.

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