| BOLOGNA 17-20 SETTEMBRE 2026 |
I dialoghi pubblici per capire debiti crisi e diritti tornano a Bologna con la quindicesima edizione del festival. Nei teatri e sale del centro storico dialogheranno più voci sulle implicazioni con cui il confronto fra le categorie del credito e del debito irrompe nelle nostre società: non solo sui temi del debito e delle insolvenze – nel settore privato, delle imprese e nell’economia pubblica – ma per l'impatto della relazione rispetto al futuro, ciò che è dovuto dalle nuove generazioni, ciò che non può essere imposto, ciò che attende tutti come condizione di responsabilità. Le questioni saranno affrontate nel corso delle iniziative, aperte a tutti, promosse dall’associazione indipendente no profit OCI (Osservatorio sulle crisi d’impresa), con il contributo di esperti di diritto, economia, filosofia, psicologia, cinema, letteratura e giornalismo.
InsolvenzFest propone un titolo netto e necessario: Debiti e verità. L’edizione interroga una delle tensioni più profonde del nostro tempo: ciò che dobbiamo agli altri, alle comunità, ai territori, alle generazioni future, alla memoria e alla giustizia; e ciò che dobbiamo alla verità, quando essa chiede di essere detta, provata, custodita, mediata o, talvolta, protetta. Il debito non è soltanto economico: è relazione, responsabilità, promessa, colpa, esposizione al futuro. La verità non è soltanto accertamento: è racconto pubblico, prova, limite, linguaggio, conflitto tra memoria e oblio. Il festival attraversa questi snodi con un programma interdisciplinare che mette in dialogo diritto, economia, lavoro, ambiente, tecnologia, giornalismo, psicologia, cultura classica, architettura, alimentazione e comunicazione.
Il prologo di giovedì 17 settembre, affidato a Guido Damini (storico, autore radiofonico) apre il percorso come una soglia narrativa: prima ancora delle sessioni tematiche, il pubblico è chiamato a misurarsi con la potenza ambigua della parola pubblica, capace di svelare, disturbare, alleggerire e insieme rendere visibile ciò che normalmente resta rimosso.
Venerdì 18 settembre il festival entra nel vivo con tre grandi campi di responsabilità. Iacopo Senatori (associato di diritto del lavoro all'Università di Modena e Reggio Emilia) e Gian Andrea Ronchi (avvocato lavorista del Foro di Bologna) affrontano il debito nascosto nelle filiere produttive e nello sfruttamento del lavoro, dove il prezzo apparente delle merci spesso occulta la verità sociale della fatica, della vulnerabilità e della negazione dei diritti. Con Barbara Nappini (presidente di Slow Food) e Chiara Feliziani (associata di diritto amministrativo all'Università di Macerata) lo sguardo si sposta sul cibo, sui territori e sulle comunità: ciò che consumiamo porta con sé un debito invisibile verso paesaggi, aree interne, biodiversità, saperi locali e generazioni future. La sessione con Eleonora Gaudenzi (presidente dell'Associazione grafologica italiana) e Nunzia Ciardi (vicedirettrice dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale) apre invece il tema dell’anonimato, della scrittura, della delazione, del whistleblowing e delle identità digitali: verità senza firma, fonti protette, segreti necessari e rischi di irresponsabilità diventano materia di confronto tra documento, prova e sicurezza pubblica.
Ancora venerdì sera, il festival offre agli iscritti la possibilità di condividere - nel pieno centro della città - il film scelto per l'edizione, insieme alla Cineteca di Bologna: Ladri di bicilette (1948, V. De Sica). Film- manifesto del neorealismo italiano, restituisce il reale senza ornamenti nè retorica, ritraendo un'Italia ferita, gravata da un debito storico e sociale verso chi è rimasto ai margini.
Sabato 19 settembre, nella mattinata, il debito viene osservato nelle sue forme economiche e sociali più radicali. Paolo Ricci (ordinario di economia aziendale dell'Università di Napoli Federico II) e Patrick O’Sullivan (professore aggiunto di politica economica all'Università di Varsavia) discutono il senso economico, morale e politico dell’interesse, del prestito e della remunerazione del tempo finanziario: alle radici del debito si mostra così una verità spesso brutale, quella del potere che il credito esercita sui destini individuali e collettivi. Con Luigi Ciatti (avvocato del Foro di Roma, presidente dell'onlus Ambulatorio antiusura) ed Elena Inversetti (giornalista al periodico Vita) il focus si sposta sull’azzardo, sul sovraindebitamento patologico e sulla distanza tra legalità formale del gioco e costi reali per persone, famiglie, territori e sistemi di cura.
Nel pomeriggio di sabato il programma affronta la crisi contemporanea della verità pubblica. Mario De Caro (ordinario di filosofia morale presso l'Università di Roma 3) e Angela Condello (associata di filosofia del diritto all'Università Statale di Milano) discutono il mascheramento della verità nell’epoca dell’intelligenza artificiale: deepfake, prove sintetiche, immagini plausibili e automazione della credibilità interrogano il diritto e la filosofia sul confine tra fatto, rappresentazione e manipolazione. Con Michele Caianiello (ordinario di diritto processuale penale all'Università di Bologna) e Luigi Ferrarella (giornalista del Corriere della Sera) il tema diventa la verità giudiziaria nel circuito dell’informazione: le sentenze, gli atti e le decisioni cercano di accertare i fatti, ma la società chiede spesso spiegazioni ulteriori, mediazioni immediate, narrazioni compatibili con il sentimento pubblico, a sua volta nozione ambigua ed estranea alla passione fredda del diritto. Infine, Giulio Guidorizzi (filologo classico, saggista e traduttore di testi greci) e Pippo Ciorra (head of school a The Architectural Institute, Parigi e senior curator al MAXXI di Roma) portano il titolo dell’edizione dentro la memoria culturale: classici, monumenti, patrimonio, città e cancel culture diventano luoghi nei quali il debito verso il passato incontra la verità scomoda della storia.
Domenica 20 settembre la riflessione si concentra sul rapporto fra verità digitale, minori e responsabilità adulta. Con Anna Maria Giannini (ordinaria di psicologia all'Università Sapienza di Roma) e Marco Martorana (avvocato del Foro di Lucca e professore a contratto di Diritto della privacy all'Universitas Mercatorum) il festival affronta social network, protezione dell’infanzia, identità online, limiti necessari e diritto a non essere esposti troppo presto a una verità permanente, manipolabile e pubblica. L’epilogo è affidato a Marco Ballaré (Marco Dixit, divulgatore linguistico) che chiude l’edizione attraversando le parole chiave del festival — debito, verità, colpa, memoria, interesse, oblio, prova, fiducia — e restituendo al pubblico un piccolo vocabolario civile di ciò che resta dopo quattro giorni di dialoghi.
Il festival si svolgerà in presenza, con possibile partecipazione agli eventi secondo le modalità di iscrizione dal sito.
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Direzione del festival: Massimo Ferro (presidente di sezione della Corte di cassazione)
Le iscrizioni a InsolvenzFest 2026 sono aperte. Tutti gli eventi saranno a partecipazione gratuita fino a esaurimento posti e alcuni incontri daranno diritto a crediti formativi riconosciuti dagli ordini professionali.
I Relatori per IF 2026
InsolvenzFest è manifestazione e logo OCI dal 2012. Le precedenti edizioni si sono tenute in Narni (2012), Ferrara (2013, 2014 e 2015) e Bologna (2016, 2017, 2018, 2019, 2020, 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025): nella sezione dedicata alle gallerie tutti i nostri video, con profili relatori, programmi ed eventi.
Contatti e informazioni
Per maggiori informazioni è possibile contattare fin d’ora la segreteria organizzativa di InsolvenzFest
ABSOLUT eventi&comunicazione
Tel +39 051 272523
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Hashtag ufficiale: #InsolvenzFest2026
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