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L’OCI ospita le opinioni, i brevi saggi ed i contributi di ricerca che i giuristi e gli economisti, osservatori dell’insolvenza, immettono nel dibattito scientifico e culturale promosso dall’associazione.

L’invio dei papers può essere fatto al webmaster all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. corredando il documento di un titolo, un breve indice-sommario ed un occhiello rappresentativo della parte essenziale della comunicazione in oggetto.

La Redazione dell’OCI  si riserva la facoltà di modificare uno o più di tali elementi in relazione alle proprie esigenze scientifiche e non assume con l’invio alcun obbligo di pubblicazione sul sito.

Le opinioni espresse nei papers, in ogni caso, sono nella esclusiva responsabilità dell’autore, non impegnando in alcun modo l’OCI stesso, che mantiene anche la facoltà di far cessare ogni pubblicazione editata, a proprio insindacabile giudizio.

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Si è detto veramente tutto sulla prededucibilità del credito del professionista? In questo breve ma incisivo scritto il prof. Ambrosini fa il punto sulla questione, criticando la cd. tesi dell’utilità in concreto e manifestando l’opinione che laddove il professionista non eserciti la propria attività con diligenza non si ponga proprio un problema di prededuzione, ma di esistenza stessa del credito.

La ricerca svolta dall’OCI nel 2016 nelle regioni Toscana e Puglia ha riguardato, oltre che il concordato preventivo, anche gli accordi di ristrutturazione dei debiti. L’analisi del contributo empirico è nelle pagine che seguono ed i risultati sono, almeno in parte, sorprendenti rispetto a quanto comunemente si sente dire nei convegni e nei pubblici dibattiti.

Può una banca interrompere immotivatamente l’erogazione del finanziamento all'imprenditore senza congruo preavviso, anche se il contratto sembra consentirglielo? E, in particolare, cosa accade quando tale comportamento viene assunto in pendenza di proposta di concordato cd. con riserva? Sono alcuni degli interrogativi a cui prova a dare risposta in questo breve scritto.

Da circa un anno è all’esame delle Camere un disegno di legge-delega diretta emanazione dei lavori della Commissione Rordorf, istituita con l’ambizioso obiettivo di predisporre una riforma organica dell’intero diritto concorsuale, tuttora imperniato su un testo normativo vecchio di 75 anni (il r.d. 16 marzo 1942, n. 267). In tale contesto, assume un rilievo fondamentale nella riforma l’istituto del concordato preventivo, lo strumento di soluzione della crisi d’impresa alternativo al fallimento maggiormente utilizzato. La Commissione Rordorf si è fatta interprete dell’esigenza di regolamentare i poteri di controllo del tribunale sia con riferimento al piano che alla proposta concordataria, in un’ottica di continuità con gli orientamenti del giudice di legittimità. Il disegno di legge di inziativa governativa (n. 3671-bis) si pone, tuttavia, in una prospettiva di maggiore accentuazione degli aspetti di controllo pubblicistici del tribunale, con un sindacato esteso anche alla realizzabilità economica del piano.

Parte di un più ampio contributo, in corso di elaborazione a seguito dei convegni OCI 2016 di Lecce e Siena, le prime conclusioni dell’analisi economico-aziendalistica confermano la drammatica tardività della emersione della crisi d’impresa. Anche l’approccio  al più volte riformato concordato preventivo assimila situazioni che non distinguono le imprese del tutto insolventi e poi fallite da quelle che tentano la ristrutturazione del passivo sulla base di un loro progetto. Ma altri fattori interessanti segnalano una direzione di efficacia, tra cui la nomina dei commissari giudiziali, nonostante il complessivo costo della intermediazione  professionale.

Fra le novità apportate dalla miniriforma ex d.l. 27 giugno 2015, n. 83, convertito in 6 agosto 2015, n. 132, particolare rilievo ha l’introduzione, con il nuovo art. 182-septies l.fall., delle figure degli accordi di ristrutturazione con intermediari finanziari e delle convenzioni di moratoria. Il paper ne analizza la disciplina, con speciale attenzione all’intreccio fra profili negoziali e concorsuali ed alla collocazione degli istituti indagati nel sistema degli strumenti offerti dal legislatore alla soluzione della crisi di impresa.

Curriculum di Antonio Pezzano (avvocato del foro di Firenze) & Massimiliano Ratti (avvocato del foro di La Spezia)

Il d.lgs. n. 50 del 2016 interviene organicamente nella materia dei contratti pubblici, scontando, tuttavia, un permanente difetto di connessione sistematica allorché viene contagiato dalle “patologie” concorsuali.

Con i richiami a Sergio Leone, per il ritmo della rappresentazione dell’epopea del West americano e dei suoi primi anni del Novecento, l’autore  ripercorre la lunga storia, un’epopea ancora non del tutto conclusa, della falcidiabilità del credito I.V.A. e delle ritenute operate e non versate. La recente pronuncia della Corte di Giustizia 7 aprile 2016 (in causa C-246/14), cui è dedicata la nota di commento,  rende ragione delle aspettative di regolazione meno afflittiva sinora vantate dagli imprenditori proponenti il concordato con la riduzione anche dei debiti tributari, a superamento delle posizioni più intransigenti fino a questo momento assunte nella giurisprudenza italiana.

Dopo la spinta alla continuità aziendale nelle procedure conservative, in particolare il concordato preventivo e anche con riguardo ai contratti pubblici, la disciplina speciale degli appalti con il d.lgs. n.50 del 2016 pone a raffronto critico l’interesse del progetto ristrutturativo del debito con l’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera.

Con la riforma del 2015, il legislatore interviene ancora sui finanziamenti alle imprese in crisi, con l’art. 182 quinquies, co. 3, l.f., dedicato alla finanza interinale urgente ed al fine di assicurare la continuità aziendale. In un iter accelerato, il tribunale verifica un valore di avviamento da conservare nell’interesse dei creditori, ancorchè manchi l’attestazione di un professionista indipendente. Al controllo autorizzatorio si collega la prededuzione, l’incentivo tradizionale per far accedere al finanziamento, anche nella forma del mantenimento delle linee autoliquidanti esistenti.

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